Combinazione
vincente per il peritoneo |
Una nuova metodica chirurgica migliora la
prognosi di due tumori molto aggressivi e difficili da
trattare, la carcinosi peritoneale e il mesotelionma
peritoneale. Ne parla uno degli ideatori, il chirurgo oncologo
Marcello Deraco,
che opera presso l'Istituto nazionale dei Tumori di Milano.
Che cosa sono la carcinosi
peritoneale (CP) e il mesotelionma peritoneale? Il peritoneo
è un foglietto costituito da cellule con una disposizione
complessa tale da consentire rapporti con tutte le strutture
che sono contenute o transitano nell'addome. La carcinosi
peritoneale è un evento tanto frequente quanto
prognosticamente sfavorevole, che caratterizza l'evoluzione di
molti tumori ed in particolare quelli a sede addomino-pelvica.
Carcinosi è di fatto sinonimo di metastasi di tali tumori al
peritoneo. Il mesotelioma peritoneale è invece il tumore
primitivo del peritoneo più frequente (anche se tuttavia è un
tumore raro). Il vero problema è che la sua incidenza
aumenterà notevolmente nei prossimi 10-15 anni quale
conseguenza della diffusione dell'amianto durante gli ultimi
50 anni e che rappresenta la principale causa di tale
malattia.
Qual è la sopravvivenza
con le tradizionali linee di terapia? Dipende
dall'organo di origine, la mediana di sopravvivenza va da sei
a 12 mesi
In che cosa consiste la
nuova strategia di trattamento del CP? Consiste in
due atti associati: la peritonectomia intesa come completa
asportazione degli impianti neoplastici e la chemio-ipertermia
intraperitoneale che è una metodica che, mediante una
macchina dedicata, consente di sottoporre l'addome ad una
perfusione con un liquido riscaldato in cui sono disciolti i
farmaci chemioterapici. L'azione congiunta del calore e della
chemioterapia esalta le potenzialità che, di fatto, entrambi
hanno singolarmente. L'intervento dura in media 12 ore, è
eseguito in centri di elezione da team esperti e costa
intorno ai 30.000 euro all'ospedale, che di contro riceve un
rimborso dl SSN di circa 12.000 euro.
Ci sono criteri
restrittivi per sottoporsi al trattamento? I
pazienti devono avere una carcinosi che origini dallo stomaco,
dall'intestino o dall'ovaio oppure essere affetti da un tumore
primitivo come il mesotelioma (per le altre malattie in questo
momento non vi sono indicazioni). Devono essere in buone
condizioni e comunque tali da poter sopportare un trattamento
così complesso. Infine devono presentare una malattia che sia
completamente asportabile.
Come cambiano le
prospettive di sopravvivenza con la nuova tecnica?
Per le carcinosi la mediana di sopravvivenza supera oggi i
tre anni (rispetto ad un anno dei trattamenti tradizionali).
Per il mesotelioma i risultati sono addirittura migliori con
oltre il 50 per cento di sopravvivenza a cinque anni. Tali
risultati potranno essere ovviamente migliorati in futuro
grazie all'evoluzione tecnica e ai nuovi studi che, mediante
una migliore conoscenza della biologia di tali tumori,
consentiranno di utilizzare farmaci sempre più efficaci e meno
tossici.
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